"LA LENGUE"

Nel nostro Paese continua impunemente l'abitudine di abbattere alberi. In passato qualcuno ha levato voci in proposito, ma invano: la moria continua!! Questa volta è toccato alla "CERQUA" : quell'immensa quercia che costituiva un punto di riferimento per tutti coloro che hanno percorso e percorrono la strada provinciale che, da S.Benedetto del Tronto, porta in Acquaviva, per proseguire per Offida. A chi dava fastidio quel meraviglioso albero la cui imponente mole è ancora visibile dalla foto che riportiamo? Sarà vero che è stato abbattuto per pericolante? La sua consistenza, anche se l'abbiamo osservato ormai adagiato nel suo letto di morte, non ci convince, anche se non siamo degli esperti.  L'inno d'amore a quell'albero viene cantato di un nostro conterraneo che, ormai da oltre trent'anni, non abita più qui:

         "Proprio mentre questi ricordi vengono scritti, la Quercia, la grande e secolare Quercia, simbolo della contrada, alla quale ha praticamente dato il proprio nome (quasi nessuno conosce l'insignificante nome della contrada da mettere nell'indirizzo postale, mentre nel paese, e in quelli vicini, quando si dice “La Quercia” è subito chiaro a quale località ci si riferisce), ha cessato di esistere.

          La grande Quercia è stata abbattuta, hanno detto, perché era diventata un pericolo per il traffico stradale. Si stenta a crederlo. Il suo tronco possente e tarchiato ispirava solidità, salute e sicurezza, stabilità e protezione ... altro che pericolo per  il traffico. A suo nome è, da sempre, stata intestata una fermata della corriera che percorre quella strada. Da lei ha preso il nome il vicino ristorante. Il breve tratto pianeggiante, parzialmente coperto dalla sua ombra, era il pezzo di strada più atteso da chi la percorreva in salita, da San  Benedetto ad Acquaviva, in bicicletta o a piedi, per prendere fiato prima di affrontare il successivo tratto in forte pendenza.. Alla sua ombra si sono fermate a ristorarsi le carovane di sfollati che fuggivano terrorizzati dai bombardamenti della cittadina di S. Benedetto, durante la seconda guerra mondiale. Era lei il punto di riferimento di quanti, lavoratori, mercanti, turisti, decidevano di incontrarsi nella zona. Ora non c'è più: al suo posto è rimasto un giovane e vigoroso virgulto, una Quercia Junior, per chiamarla con termini moderni, che, col passare del tempo, si guadagnerà la sua fama ... forse ... vegliando sulle future generazioni junior.... ma tante ne dovranno passare sotto la sua ombra prima che possa acquistare le dimensioni e la maestosità della sua genitrice.

          Aveva più di 500 anni, dice qualcuno. Il fusto bitorzoluto, non molto alto, aveva un diametro di oltre un metro. La sua chioma, una volta larga e maestosa, era stata via via mutilata e ridotta in larghezza e consistenza, proprio per prevenire inconvenienti al traffico stradale provocati da eventuali cedimenti di qualche suo ramo, ed ultimamente sembrava molto sproporzionata rispetto al massiccio tronco.

          Era posta quasi sulla sella formata da due successivi rialzi della collina, dove non manca mai un filo d'aria nelle afose giornate estive. Chi è nato e vissuto nella sue vicinanze, si può ben dire alla sua ombra protettrice, ne ricorda le vittoriose battaglie contro i furiosi temporali e le grandinate estive, a seguito delle quali la strada sottostante era tappezzata dal verde grumoso delle sue foglie e dalle ancor tenere sue ghiande, che sembravano il sangue verde di un ferito guerriero al termine di un'acerrima ma vittoriosa battaglia. E ne ricorda anche gli accesi duetti invernali con la tramontana, che si insinuava fischiando con toni acuti da soprano tra la sua folta chioma, che lei accompagnava con la sommessa voce da basso dello sfregare dei suoi ramoscelli, producendo insieme una godibile armonia, purché ascoltata al riparo dal gelido vento.

          Mai in quegli anni la sua chioma fu allietata dal pigolio di un nido. Una ferocissima colonia di formiche rosse era padrona della secolare Quercia e della parte sottostante, e la percorreva freneticamente in numerose file, intersecando e intrecciando ricami ed arabeschi che si potevano ammirare solo a discreta distanza, fuori portata delle loro robuste mandibole, poiché i voracissimi insetti divoravano qualsiasi animaletto, vivo o morto che si fosse trovato sul loro cammino. Ma, in compenso, spesso ai suoi folti rami si era fatto furtivamente ricorso per avere buona legna da dare in pasto al famelico caminetto, quando, nelle giornate invernali al suo calduccio si provvedeva a togliere le fasce inzuppate, lavare e rifasciare con biancheria pulita i teneri pargoletti.

           Per tanto tempo è stata vigile testimone di vicende tristi e liete, del fiorire radioso della vita, degli orrori e distruzioni delle guerre, del crescere spensierato della gioventù e delle miserie della vecchiaia.

          Tante generazioni di gente laboriosa, umile ma dignitosa ha visto passare sotto la sua folta chioma. Le ha viste sudare e soffrire lavorando sotto il solleone, le ha viste soffrire e soffiare sulle mani gelate lavorando ai rigidi freddi invernali. Le ha viste attuare accorgimenti e furbizie necessarie per la sopravvivenza, le ha viste godere le piccole gioie della vita, e soggiacere impotenti all'imperversare della malasorte. Le ha viste con slanci generosi accorrere verso chi aveva bisogno di aiuto, ma ne ha anche notato le malizie e cattiverie figlie dei meschini e bassi istinti dell'animo umano.

…………. “omissis”………..

Questo era quanto vedeva la grande Quercia intorno a sé.

          Ora non c'è più."